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BURRACO NEWS: 

27
Gen

✍ Arrivederci amore ciao

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E’ molto arduo dare una risposta esaustiva a cosa sia l’amore. Sicuramente, però possiede un meccanismo ad orologeria, forse prefissato o manovrato dai coinvolti, che ne determina la fine.

Fino agli anni 60, o giù di lì, il meccanismo era impostato e manovrato su tempi molto lunghi quasi infiniti, oggi invece le schede elettroniche che hanno sostituito la meccanica, sono tarate per tempi molto più brevi e, soprattutto, si bruciano ad ogni minimo salto di tensione.

Ugo De Franchis non riusciva a trovare l’esatto volume del nodo della cravatta. Stava da quasi mezz’ora davanti allo specchio con la sua regimental sempre insoddisfatto del risultato finale. Mancava solo quel piccolo ma importante particolare per essere pronto e fiondarsi dalla sua nuova fiamma.

Tre sere prima ad una festa di compleanno, tra gli invitati, era spuntata come un raggio di sole, Anna. Ne era rimasto folgorato. E anche lei non era rimasta insensibile agli sguardi profondi di quell’uomo non proprio bello, ma interessante.

Anna Garzilli insegnava francese alle scuole medie , aveva un corpo slanciato , capelli quasi biondi e due occhi color del cielo. Le labbra, rese di fuoco da un rossetto ciliegia, erano carnose e magnetiche. Gambe snelle sostenevano dei glutei tondi e sodi e dal tronco emergevano due rocce granitiche sconvolgenti.

Ugo era poco più alto di lei, capelli neri e scarsi ma sufficienti a ricoprire il necessario,  magro senza un filo di pancia e, soprattutto, simpatico e ciarliero. Il naso leggermente aquilino e deviato,   due baffetti spelacchiati e una piccola cicatrice al labbro superiore lo imbruttivano un pochino, ma aveva un sorriso aperto, leale e dei denti perfetti.

Da quell’incontro ne erano scaturiti altri , sempre più frequenti e ravvicinati e, se consideriamo Facebook, il telefono, MSN e gli SMS, in sostanza non si staccavano mai. E poi le gite, i viaggi, le foto, i regali , i fiori. Undici mesi e tredici giorni dopo coronarono la loro storia nella chiesa più bella della città. Una vecchia cattedrale gotica di indubbio valore artistico e degna cornice del loro grande amore. Tutto fu fatto secondo la rigida prassi, senza badare a spese. Trecento invitati salutarono gli sposi in un rinomato ristorante  a strapiombo sul mare. Alla fine della lunga giornata gli sposi, stanchi ma felici, distribuirono le bomboniere, si sottoposero alle foto di rito e , di corsa, scapparono all’aeroporto dove l’attendeva l’aeromobile che li avrebbe catapultati alle Seychelles.

Giancarlo ed Elide avevano incrementato la famiglia , tre e cinque anni dopo il matrimonio. Ugo era impegnato quasi tutto il giorno a tentare di piazzare polizze assicurative mentre Anna si barcamenava sempre più stanca tra scuola e bambini, nonostante l’aiuto di una domestica ad ore. Alla sera i due, messi a letto i piccoli, si ritrovavano sul divano sfiniti e cercavano di non vedere , l’uno dell’altro, quei difetti che fino a poco tempo prima sembravano irrilevanti o addirittura simpatici.

Anna  detestava il cattivo odore che esalava dai piedi che, sistematicamente, Ugo appoggiava, distendendo le gambe, sul tavolinetto davanti. Così come detestava i silenzi e l’indifferenza dell’uomo di fronte alle problematiche familiari. Sembrava esistesse solo lui , il suo lavoro e le sue necessità,. Inoltre non era capace di coordinarsi nell’attività educatrice, in cui si riteneva esperta. E la contraddiceva continuamente , anche davanti ai bambini, demolendo la sua autorità. Senza contare l’alito cattivo, quelle macchie di sudore sotto le ascelle e quei colletti delle camicie sempre luridi , per la mania di impomatarsi quei quattro capelli, per cui doveva sempre rifare due volte il bucato.

Ugo odiava quel bagno sempre sottosopra e quei luridi e schifosi assorbenti usati e appallottolati ovunque. Gli facevano venire il voltastomaco. Eppure glielo aveva detto tante volte di non lasciarli in giro. E poi quei capelli stopposi, quei calzerotti scesi alle caviglie , quel viso sempre alterato da insoddisfazione , quel grembiule straunto allacciato alla bell’e meglio lo avevano francamente stufato. Senza contare le scoregge notturne e lo stravolgimento corporeo operato dalla golosità irrefrenabile.  Spesso, ormai, tornava a casa malvolentieri sapendo cosa l’aspettasse. Così come, del resto, Anna sperava che non tornasse per non vederselo attorno gironzolare inutile e puzzolente.

Fiori, regali, viaggi e attenzioni erano scomparsi da un pezzo.

Anna  quando andava a scuola respirava un poco. Riprendeva forze. Lo stare in mezzo ad altri la rinvigoriva, le dava allegria. Senza contare le attenzioni sempre più evidenti ed insistenti del nuovo professore di matematica , evidentemente uomo di buon gusto. E alle quali certo non si sottraeva.

Ugo , d’altronde, annoiato e schifato dalla routine, dai pannolini , dalle scoregge e dai quei maledetti assorbenti, si stava guardando intorno. Più che altro fantasticava fissandosi ora su una ora su un’altra.

Il televisore convogliava tutti i loro pensieri e diventava l’alibi dei loro silenzi. Ormai non comunicavano più, non si scambiavano più nulla, non facevano più l’amore, non erano più complici erano nemici. Nemici che si tolleravano e sopportavano a stento. Finchè anche il tacito armistizio crollò ed iniziarono le liti, sempre più frequenti e furibonde. Finchè non si arrivò dal giudice e andarono ciascuno per la propria strada.

Anna ebbe in affido i bambini e traslocò  in un piccolo appartamento di proprietà dei genitori. Qualche mese dopo il professore di matematica cominciò a dar lezioni private ai ragazzi e , di notte, ad Anna. L’idillio si protrasse per circa un anno poi, quasi d’improvviso ma non senza segni premonitori, il professore sparì trasferito in Sicilia.

Da allora Anna , ormai i bambini cresciuti ed autosufficienti, frequenta un gruppo di amiche con le quali si riunisce per interminabili tornei di Burraco. Il gruppo, a parte i tornei e i pettegolezzi, spesso si interfaccia e si interscambia con un gruppo di riciclati dai quali ogni tanto salta fuori qualche nuovo utilizzo.

Ugo vive da solo in un monolocale in periferia estrema. Di più non poteva permettersi vista l’entità dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice. Tuttavia anche lui , dopo un breve periodo di stasi, si è rituffato nell’agone e di tanto in tanto cambia le carte.

L’amore non dura. E quando finisce spesso lascia rimpianti o sensi di colpa. Ma in realtà nessuno,  tranne qualche eccezione,  ha veramente responsabilità , al massimo ha solo accelerato l’inevitabile.

Come abbiano fatto quelli della vecchia generazione  a mantenere in piedi il matrimonio per una vita rimane un mistero.

☂ ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale

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