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BURRACO NEWS: 

27
Feb

✍ Una vita in gioco

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burraco

Elio Buffardi si era appena alzato dal letto. Aveva dormito poco e male. Capelli radi ed arruffati sormontavano un viso più che tondo, con un doppiomento così flaccido da dondolare al minimo movimento. Gli occhi, al mattino sempre cisposi, erano  verde bottiglia e sporgevano  dalle orbite dando l’impressione di voler esplodere poichè la congiuntivite cronica conferiva un rossore appariscente alle sclere esondanti. Sbadigliando volgarmente si diresse in bagno per vuotare la vescica oltremodo piena tanto da far male. Come sempre non lavò le mani né prima né dopo aver minto. E come sempre si diede una guardatina allo specchio.

Era piuttosto vanitoso e, sebbene il suo aspetto fosse sostanzialmente sgradevole, ogni mattina con estrema indulgenza riusciva a minimizzare i difetti del suo corpo che il tempo aveva impietosamente peggiorato. Il ventre era irreparabilmente fuori dimora e, ogni giorno, tre o quattro volte, doveva subìre le solite contrazioni che tentavano inutilmente di riportarlo nella sua sede naturale. Alle gambe tralicci di vene varicose si inerpicavano e sporgevano tra i fitti peli che a loro volta diffondendosi a tutto il resto del corpo gli conferivano un abito scimmiesco.

Dopo aver indugiato davanti al compiacente specchio, si diresse in cucina dove , in pochi attimi, preparò la solita abbondante colazione mattutina.

Viveva solo da quando la moglie lo aveva repentinamente abbandonato. Dopo oltre dodici anni di matrimonio, senza figli, la povera donna si era stufata di quel grasso individuo dedito alla crapula, alla bella vita e alle donne. Più volte  aveva promesso di mettere la testa a posto ma il richiamo della carne aveva sempre avuto il sopravvento. Così una sera , senza alcun preavviso e al ritorno da una festicciola allegra, aveva trovato armadi e casa vuota. La donna era stata così dignitosa ed orgogliosa che aveva rifiutato anche il sussidio che la legge le attribuiva.

Elio non accusò nessun contraccolpo. E si immerse immediatamente  con metodologia scientifica nel vasto oceano del riciclaggio. In quel plotone, le cui fila si ingrossavano a vista d’occhio, di separati e divorziati che riciclavano le loro esistenze tentando nuovi approcci e nuove sfide. Indipendentemente dall’età , dall’aspetto fisico, dalla condizione sociale e dal numero delle riutilizzazioni.

Ogni sera , dopo essersi agghindato a modo, frequentava salotti e comitive diverse. Finendo , dopo poco tempo, per conoscere l’intero universo del riutilizzabile. E passando, come un’ape sui fiori, continuamente da una riciclata all’altra, magari anche due  o più volte. Insomma, grazie alla sua astuzia, al suo modo di fare sussieguoso, alla sua infinita capacità di fingere, alla sua finta capacità di ascoltare, ai suoi modi gentili, Elio era diventato il riciclato più riciclato e ricercato del mercato.

Il plotone dei riciclati e dei riciclabili segue norme e percorsi ben precisi.

Questi prevedono l’apprendimento, in tempi brevissimi, del gioco delle carte, in particolare del Burraco, ormai considerato a pieno titolo il gioco per e dei riciclati di ogni specie.

I tavoli di Burraco sono veri banchi di prova dove ogni riciclato getta le sue fiches nella speranza che la fortuna gli conceda un’altra opportunità. Ai tavoli di Burraco occhi acuti penetrano la nuvola di fumo denso che avvolge come una coltre le anime in pena. Occhi che cercano la preda, la vittima su cui planare ed affondare gli artigli. Prede e predatori si scambiano continuamente i ruoli senza far troppe moine, senza giri di parole, con scarne scaramucce. Il tempo passa in fretta e le occasioni vanno prese al volo, senza pensarci troppo, senza essere selettivi. L’età , le sconfitte, gli sbagli e le ferite non consentono più attese, selezioni, spontaneità e amore.

Le cene e i viaggi sono altri due tasselli fondamentali del decalogo del riciclato. Con una sorta di tam tam un piccolo nucleo richiama ogni sera frotte di senza fissa dimora che , tra uno spaghetto e un bicchiere di vino, si frugano l’un l’altro alla ricerca dell’elemento più idoneo. Seguono oziose, noiose ed interminabili  discussioni su chi ha letto l’ultimo libro o ha visto  l’ultimo film per sottolineare l’intellettualità e la profondità dello spirito. Ma in realtà, dietro a tante fumose parole, ci si scruta, si tenta di piazzare il colpo ad effetto, di far impressione, di trovare affinità, anche minime. Insomma con chi ci si possa accontentare.

I viaggi possono essere l’input per un consesso di grupponi di senza tetto alla ricerca della nuova anima quasi gemella o il coronamento di una battaglia senza armi e senza vincitori e né vinti.

Anna Brandi , dopo vari tentennamenti e dietrofront, decise che a 50 anni era giunto il momento che doveva pensare a se stessa. Alle sue esigenze. Voleva rincorrere ciò che non le era stato possibile perchè bloccata nel matrimonio per oltre vent’anni. Così , non senza sofferenze e con un  più che congruo vitalizio, lasciò la casa nuziale e tornò in quella paterna. Dove poteva ritrovare di nuovo quell’atmosfera che ne aveva formato gli anni giovanili ed i cui insegnamenti e regole e dettami tanto le mancavano. In vita sua non aveva mai lavorato né aveva intenzione di iniziare ora. Con i soldi che aveva preteso dal marito poteva tranquillamente vivere e bene. Era giunto il momento che quell’egoista si arrangiasse da solo senza poter più contare sul suo appoggio.

Per diversi mesi non fece che casa e chiesa, devota come era. Poi cominciò a sentire la voglia di veder gente, di parlare con qualcuno. E così riallacciò i contatti con vecchie amiche , tra cui Sabrina che poteva essere considerata l’omologa di Elio. Che con Elio era già stata e col quale continuava  a mantenere ottimi rapporti.

Dopo due settimane di “full immersion” per imparare il Burraco, gioco nel quale Sabrina eccelleva, e che riteneva basilare per l’immissione nel ricircolo, Anna era pronta.

La sera prima della prima, la neo riciclata Anna sedeva pensierosa sull’imponente sofà dal quale il defunto prof. Salvatore Brandi, emerito in filosofia,  le aveva impartito tante lezioni di vita e le aveva trasmesso il suo sapere ma soprattutto il suo spirito, il suo rigore morale ed intellettuale. E ora lo rivedeva di fronte  a sé, col capo chino e ciondolante come se fosse scontento della figlia.  Come se volesse dirle qualcosa. Interpretò tale visione  come un cattivo presagio. Ma poi pensò che esagerava e che tutto sarebbe andato bene.

Anna Brandi era ancora appetibile. Bruna, occhi scuri e con un fisico arrotondato nei punti giusti e nelle giuste dimensioni. Per la verità negli ultimi tempi del suo infelice matrimonio si era ingrassata e tanto ma, lasciate le insoddisfazioni che la portavano a compensare mangiando, era riuscita non senza fatica a perdere i chili di troppo e riprendere la silhouette di un tempo.

Quella notte non riuscì a prender sonno. Ad occhi aperti vedeva, come nello schermo di un cinematografo, la sua nuova esistenza , la sua nuova vita che doveva necessariamente ricominciare dall’incontro con l’uomo giusto, con l’uomo che avrebbe saputo comprendere le sue fragilità, i suoi desideri. Con l’uomo che avrebbe messo la sua vita al servizio della sua.

La sala era piuttosto grossa. Tanto da contenere due tavoli verdi. Il vociare era talmente intenso che bisognava gridare per farsi ascoltare. E la solita nube di fumo denso, azzurrognolo  avvolgeva quasi a protezione i riciclati convenuti.

Rosanna Covetti era la padrona di casa. I suoi tavoli di Burraco erano i più famosi ed ambìti della città. Non c’era riciclato il cui sogno era quello di riuscire ad entrare nel giro della Covetti.

Rosanna era una donna corpulenta, alta e con un faccione tondo e sorridente. Era dotata di una simpatia innata e qualsiasi cosa dicesse , fosse anche seriosa , evocava risate anche grosse. Probabilmente sia per il tono della voce, stridulo, sia per la velocità con cui esprimeva il suo pensiero, a raffica, sia per il modo di parlare, come se avesse la bocca piena. Tuttavia era sostanzialmente una donna mediocre. Così come lo era Sabrina Molfesi, anima ed animatrice dei Burrachi di ogni anfitrione. Anzi , per dirla tutta, Sabrina era proprio una cretina. Piccola, occhi celesti e sorriso ebete , che schiudeva dei denti giallastri, Sabrina non pensava , non aveva mai pensato. Aveva solo giocato nella sua vita. Sin da quando si era sposata ed immediatamente separata allorchè il malcapitato aveva compreso quale madornale errore aveva commesso nello sposare quella donna incapace, infingarda, frivola e pettegola.

Rosanna e Sabrina si sopportavano. Ma avevano bisogno l’una dell’altra per sostenere le interminabili serate dove il gioco, le carte erano solo l’esca per attrarre quanti più riciclati possibili, il pretesto per rilanciare delle vite sbandate.

Elio fumava svogliatamente sorseggiando il suo abituale bourbon e girava per l’enorme salone con lentezza calcolata. I suoi occhi erano, come al solito, attentissimi e alla ricerca di una nuova avventura. Da poco, infatti, la pluririciclata ucraina Tatiana lo aveva mollato per un vecchio stramiliardario.

Anna sedeva piuttosto timorosa ed impacciata tra un decrepito canuto semi ubriaco ed una allegrissima vedova con un decolletè generosissimo. Giochicchiava senza troppo entusiasmo e il pensiero ogni tanto le riportava un pizzico di nostalgia per il marito. Forse era stata troppo severa nel giudicarlo. Forse era stata troppo esigente. Si sentiva un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente, in quell’atmosfera così distante dal suo spirito. Ma , ormai il dado era tratto.

Si riconcentrò sul gioco ma,per poco. Una voce querula la chiamava ripetutamente per nome e il fracasso le aveva impedito di sentirla prima. Si girò e vide un uomo grosso e grasso che le sorrideva con fare suadente. Poi lo riconobbe: era Elio, suo vecchio compagno di liceo, col quale c’era stato un feeling passeggero.

I due si abbracciarono e , in breve, ricordarono i vecchi tempi. Elio era francamente sgradevole nel fisico, però aveva una bella parlantina , sembrava gentile ed ascoltò tutte le peripezie del matrimonio fracassato di Anna. Alla quale non sembrava vero che un essere umano potesse darle ascolto. E la bonarietà, la tranquillità dell’interlocutore le trasmetteva serenità. La serata si approfondiva verso una notte intensa. Il cicaleccio e il fumo riempivano senza ritegno il pur capace salone invadendo tutte le stanze della padrona di casa.

Sabrina Molfesi non perdeva di vista niente e nessuno, come del resto anche la Covetti. E, dopo qualche ora, convocarono in un posto semi-appartato Anna per curiosare sull’incontro col super-riciclato.

Erano tutt’e tre eccitatissime. Anna perché probabilmente aveva subito imboccato la strada giusta. Sabrina e Rosanna perché artefici, madrine di un’altra unione.

Elio, lasciato solo, guardava fuori dalla finestra senza osservare nulla. Pensava. La sua mente già stava programmando i prossimi passi per gettare la ragnatela ed agguantare quella nuova pollastrella. Ai tempi del liceo se ne era quasi invaghito ma lei , all’epoca,  lo considerava appena. Erano usciti si e no due o tre volte, c’era stato anche qualche palpeggiamento e baci. Ma poi la Brandi lo aveva mollato  telefonicamente e si era messa con  Marco Lanzetti. Un biondino, mingherlino, introverso , misterioso e perciò  attraente. E lui si era prontamente rassegnato gettandosi tra le braccia di Elisabetta Vacca che, per il vero, lo era anche di fatto.

Ora però la fortuna sembrava dalla sua parte. La pollastra era in una fase critica, quella immediatamente dopo la separazione. Quella terra di nessuno in cui ci si sente sperduti, soli, abbandonati, fragili e desiderosi che accada qualcosa che possa innescare una pronta rinascita, la voglia di ritornare a vivere.

Era stato fortunato, perché con la sua esperienza avrebbe messo facilmente il gatto nel sacco.

E così fu.

Anna , quella notte stessa, dopo ore passate a sfogarsi , incredula e affascinata dal silenzio di quell’angelo che l’ascoltava senza aver mai parlato di se stesso e del suo passato, si tuffò fra le braccia di Elio. Certo quando lo vide nudo si accorse di quanto grasso fosse quell’uomo. I vestiti riuscivano a mascherare bene lo sfacelo del corpo del suo nuovo vecchio compagno.

Ma  il  grasso non la disturbava anzi, la faceva sentire protetta. Come se quel grasso potesse emanare bontà, serenità e accoglienza.

Il giorno dopo Rosanna e Sabrina , al termine di una telefonata durata sei ore, sapevano in ogni minimo particolare cos’era accaduto quella notte, sotto quelle coperte.

L’entusiasmo del neofita dimentica sempre che il tempo è la migliore medicina per qualsiasi cosa. Il tempo  attende paziente che la verità venga a galla e , sornione, asseconda ogni illusione, ogni velleità.

Elio ed Anna , dopo tre mesi di convivenza ornata da fiori, salamelecchi e cicisbeismi, partirono per un viaggio, come prevedibile. Una lunga crociera per i Caraibi avrebbe fatto dimenticare il passato e avrebbe rinsaldato il legame ed accresciuta la voglia di stare insieme.

Ma da quel viaggio qualcosa cominciò ad incrinarsi. Elio  non poteva trattenere oltre il suo vero modo di essere e , quindi, iniziò a stufarsi di fare lo psicanalista ed il cavalier servente. Quella donna sembrava insaziabile, da questo punto di vista. Richiedeva impegno ed energia di cui Elio era assolutamente sprovvisto. E, quindi, da Port au Prince in poi, il vero Elio iniziò a manifestarsi in tutta la sua pochezza, in tutta la sua miseria. Lasciava spesso e volentieri la donna sola e bazzicava la sala da gioco del bastimento non disdegnando occhiate languide e tentativi di abbordaggio. Dopo mangiato, sempre abbondantemente, non aveva più remore e ruttava sonoramente. Così come la notte, principalmente, esalava nell’ambiente quantità industriali di gas mefitici che il suo intestino produceva in continuazione. Arrivarono persino al litigio quando Anna lo pescò in flagrante azione lumaconesca nei confronti di una matura francese. E poi la conversazione si era inaridita quasi completamente. Quell’uomo non sapeva che parlare di calcio, donne e fatuità.

Quando la nave attraccò alla base, Anna fu contenta. Quel viaggio le aveva aperto gli occhi.

La storia si trascinò ancora un mese tra silenzi, mugugni, litigi e paragoni col passato e coi passati. Un bel giorno senza profferir altre parole e senza lasciare un biglietto, ricaricò i suoi bagagli e lasciò casa Buffardi per sempre. Elio trovando la casa vuota , al suo ritorno, non potè trattenere un sospiro di sollievo. Finalmente si era liberato di quella donna , carina sì, ma pesante ed egocentrica assai. Assolutamente inadatta a lui superficiale ed egoista. Si recò in bagno a mingere e, mentre sgrullava il suo membro rattrappito, si ricordò dove aveva conservato il numero della matura francese. Due giorni dopo atterrava ad Orly dove una bionda dipinta e siliconata lo attendeva per principiare un’altra storia simile alle precedenti.

Anna Brandi si diede alla lettura. Passava le giornate leggendo di tutto, dai saggi ai romanzi alle poesie. E non c’era mostra fotografica o pittorica alla quale non partecipasse. Sempre da sola o con qualche amica. Sabrina e Rosanna le telefonavano più volte al giorno esortandola ad uscire dal letargo. A riaffrontare la vita. A tentare di nuovo la sorte. Raccontandole delle belle solite serate ai tavoli da gioco e delle new entry. Ma Anna rifiutava sistematicamente ogni invito. Finchè le due non smisero di chiamarla.

Era entrata in una fase depressiva e riflessiva. Quasi ascetica.

Si trasferì per qualche tempo a casa di una sorella nel tentativo di riprendere le forze. Faceva lunghe passeggiate nei boschi respirando aria salubre  pensando e ripensando al passato.

Rivedeva e riviveva i primi anni di matrimonio e risentiva l’entusiasmo per la messa in opera, per la costruzione di una famiglia. Le attese, le prospettive, i progetti. L’allegria e l’amore nello scegliere una tenda, nell’arredare una stanza, nel comprare e con gusto un bel vestitino al figlio. La consapevolezza dell’essere il punto di riferimento, fermo per il marito.

Rivisitava con crudele autocritica tutti gli errori che lei aveva commesso e non solo quelli dell’ormai lontano Giuseppe. Tutto ciò che lei doveva fare, avrebbe potuto fare e non era invece riuscita a fare, intenta solo nel richiedere, nel pretendere, nell’attendere.

Nel viale alberato soffiava un venticello fresco, frizzante. E sentì il bisogno di indossare un giacchino di lana, vecchio ma comodo. Regalo del fu coniuge. E la sofficità del tessuto le ricordò la bella sensazione che avvertiva quando accarezzava Giuseppe, la cui pelle era sempre morbida, vellutata. E, subito dopo, ricordò la scabrosità, l’untume della pelle di quel falso di Elio. Un brivido di freddo la scosse e si avviò verso casa.

Quella sera stessa ripartì .

Il treno sferragliava fragorosamente ma non disturbava il sonno della donna. Dormiva profondamente e i sogni nella sua mente si affastellavano  senza tregua. L’ansare, anzi il grugnire di Elio quando le stava sopra si sovrapponeva alla voce del padre che , a voce alta, la rimproverava. In lontananza vedeva Giuseppe che correva su una strada ripida e tortuosa e che, ogni tanto, si fermava per la stanchezza e madido di sudore guardava dalla sua parte con un viso imbronciato ma non ostile. Anzi nell’affrontare un tornante le agitò una mano per salutarla. La voce infantile di suo figlio Carlo la chiamava in continuazione, mentre Sabrina e Rosanna sghignazzavano e le ricordavano quanto fosse stata sciocca a non frequentare più il loro salotto pieno di tanti nuovi  riciclati. La nonna Ada irruppe nella scena sgridandola come faceva quando, bambina, aveva fatto qualche marachella. Le diede persino una scappellotto e, voltate le spalle, si allontanò urlando che non voleva più saperne di lei. Giuseppe, ora, nuotava. Era in mare aperto e, ad un certo punto, si fermo, si girò ed agitò prima un braccio e poi l’altro. Gridava qualcosa che non riusciva a sentire, il vociare del salotto ricopriva ogni altro suono. Riprese a nuotare, virando verso la riva verso di lei. Era ormai in piedi, quasi sul bagnasciuga quando uno squalo enorme lo addentò e lo fece scomparire tra i flutti. Il bagnino, che aveva il volto grasso e tondo di Elio, rideva sguaiatamente, mentre la nonna piangeva disperata. Carlo si era nascosto e lei lo cercava, affranta, ovunque. Gisella Orlandi , la sua testimone di nozze, arrivò improvvisamente con un aliscafo e le passò vicino senza salutarla. Tre uomini , due alti e uno bassetto, la guardavano fissandola sfacciatamente. Il più alto si abbassò i pantaloni e le mostrò il suo membro eretto, enorme. Gli altri due ridevano e si accingevano ad imitarlo. Anna scappava, ma dovunque andasse non riusciva a trovare sbocchi. I tre uomini la rincorrevano e ridevano , nudi con le loro appendici spenzolanti. Elio rideva e scoreggiava ammorbando l’aria. Rosanna e Sabrina affascinate dall’esuberanza dei tre uomini la invitavano a fermarsi e a prendere ciò la fortuna le stava offrendo. La voce di Bruno Lauzi irruppe diffondendo la melodia di una sua celebre composizione che Anna conosceva ma che, in quel momento non ricordava. Si fermò, addirittura, per concentrarsi e identificare la canzone del famoso cantautore. La mano di uno dei tre uomini le afferrò le spalle e la strattonò con violenza. Si era fatta raggiungere. Spaventatissima, urlò e voltò la testa.

Il volto del controllore la riportò alla realtà. Il funzionario le sospingeva delicatamente una spalla per svegliarla ed avvertirla che il treno era giunto a destinazione.

Col suo scarno bagaglio si avviò verso l’uscita più frastornata che mai. Ma il sorriso di un bambino che tanto le ricordava suo figlio, la rianimò. E con fermezza si avviò verso lo stazionamento dei taxi. Il vento fresco che entrava prepotentemente dal finestrino della macchina la scosse e le ridestò il coraggio , la forza e la dignità che in fondo non aveva mai perso.

 

☼ 25 maggio 2009

 

☂ ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale

 

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